VIZI DELLA COSA VENDUTA: CHI DEVE PROVARNE L’ESISTENZA ?

Nel caso di vizi della cosa venduta di cui all’articolo 1490 c.c. il compratore che esercita le azioni di risoluzione del contratto o di riduzione del prezzo di cui all’art. 1492 c.c. è gravato dell’onere di offrire la prova dell’esistenza dei vizi.

Lo hanno affermato, a risoluzione di un contrasto giurisprudenziale, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza 11748 del 3 maggio 2019

Le SS.UU. della Corte hanno ribadito quanto già affermato da Cassazione 19702/2012 e cioè che l’obbligo di garanzia per i vizi della cosa pone il venditore in una situazione di “soggezione” più che di obbligazione, esponendolo all’iniziativa del compratore diretta alla modificazione del contratto di compravendita o alla sua caducazione mediante l’esperimento delle azioni “edilizie”

Per le SS.UU. la garanzia per vizi deve essere qualificata come responsabilità contrattuale speciale, interamente disciplinata dalle norme dettate sulla vendita e non da quelle sulle obbligazioni in generale

Il presupposto di questa responsabilità è l’imperfetta attuazione del risultato traslativo per la presenza nella cosa venduta di vizi che la rendono inidonea all’uso cui è destinata; e la disciplina delle azioni edilizie, considerata la loro specialità rispetto ai rimedi generali dell’inadempimento costituiti dalla risoluzione e dal risarcimento del danno, è sottratta all’ambito concettuale dell’inadempimento delle obbligazioni .

Le Sezioni Unite hanno osservato che l’opzione ermeneutica prescelta, che pone a carico del compratore che esercita le azioni edilizie l’onere di provare i vizi della cosa, è preferibile anche perché più armonica rispetto alle analoghe soluzioni elaborate dalla giurisprudenza di legittimità in materia di prova dei vizi della cosa nel contratto di appalto e nel contratto di locazione; la soluzione prescelta – hanno osservato le SS.UU.- risulta in armonia anche con l’analogo meccanismo di riparto dell’onere probatorio previsto, con riferimento alla difformità della cosa venduta, dalla disciplina dei contratti del consumatore dettata dall’Unione Europea.

Avv. Carmela Ruggeri

http://www.studioruggeri.it

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