Diritto alla provvigione nella mediazione immobiliare

Il diritto del mediatore alla provvigione sorge tutte le volte in cui la conclusione dell’affare sia in rapporto causale con l’attività intermediatrice. Lo ha confermato la Corte di Cassazione, con Sentenza 26 agosto 2019 n. 21712 precisando che non si richiede che, tra l’attività del mediatore e la conclusione dell’affare, sussista un nesso eziologico diretto ed esclusivo essendo, viceversa, sufficiente che, anche in presenza di un processo di formazione della volontà delle parti complesso ed articolato nel tempo, la “messa in relazione” delle stesse costituisca l’antecedente indispensabile per pervenire, attraverso fasi e vicende successive, alla conclusione del contratto.

La Corte ha confermato, altresì, che:

1) la prestazione del mediatore si puo’ esaurire nel ritrovamento e nell’indicazione di uno dei contraenti, indipendentemente dal suo intervento nelle varie fasi delle trattative fino alla stipula del negozio, sempre che la prestazione stessa possa legittimamente ritenersi conseguenza prossima o remota della sua opera, tale, cioe’, che, senza di essa, il negozio stesso non sarebbe stato concluso, secondo i principi della causalita’ adeguata (Cass. n. 3438 del 2002).

2)  L’attivita’ consistente nel reperimento e nell’indicazione dell’altro contraente ovvero nella segnalazione dell’affare legittima il diritto alla provvigione, sempre che la descritta attivita’ costituisca il risultato utile di una ricerca fatta dal mediatore e poi valorizzata dalle parti (Cass. n. 4822 del 2012, in motiv.; Cass. n. 7253 del 2002).

3) Ai fini della configurabilita’ del rapporto di mediazione, non e’ necessaria l’esistenza di un preventivo conferimento di incarico per la ricerca di un acquirente o di un venditore, ma e’ sufficiente che la parte abbia accettato l’attivita’ del mediatore avvantaggiandosene (Cass. n. 11656 del 2018; Cass. n. 25851 del 2014). Il rapporto di mediazione, inteso come interposizione neutrale tra due o piu’ persone per agevolare la conclusione di un determinato affare, non richiede, infatti, necessariamente un preventivo accordo delle parti sulla persona del mediatore, ma e’ configurabile anche  in relazione ad una materiale attivita’ intermediatrice che i contraenti accettano   tacitamente, utilizzandone i risultati ai fini della stipula del contratto. Conseguentemente, ove il rapporto di mediazione sia sorto per incarico di una delle parti, ma abbia avuto poi l’acquiescenza dell’altra, quest’ultima resta vincolata verso il mediatore (Cass. n. 21737 del 2010).

Avvocato Carmela Ruggeri –  Vicenza

http://www.studioruggeri.it

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