Mediatore, rappresentanza e dovere di imparzialità

L’art 1754.c.c. definisce il mediatore come colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, senza essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione, di dipendenza o di rappresentanza.

L’art 1761 c.c. stabilisce che il mediatore può essere incaricato da una delle parti di rappresentarla nei soli atti relativi all’esecuzione del contratto concluso con il suo intervento .

La Corte di Cassazione, con la recente Ordinanza 20 agosto 2020, n. 17480, ha affrontato il tema della imparzialità del mediatore in una fattispecie in cui ad interporsi in veste di “mediatrice” era una società.

Colui che agisce in rappresentanza di una delle parti nella conclusione di un affare – ha affermato la Corte – non puo’ pretendere la provvigione, sostenendo di avere svolto anche attivita’ di mediazione, ne’ dalla parte rappresentata, in quanto ad essa legato da un rapporto di mandato, ne’ dall’altra, perche’ nei confronti di questa agisce in veste di parte, pur se nell’interesse altrui, e non come mediatore che, al contrario, puo’ essere incaricato soltanto ad attivita’ esaurita da una delle parti di rappresentarla negli atti relativi al contratto concluso mediante il suo intervento.

Perché il mediatore sia imparziale, in funzione della corretta interpretazione dell’articolo 1761 c.c. – ha sostenuto la Cassazione – egli non puo’ curare gli interessi di uno solo dei contraenti e non puo’ essere mandatario e rappresentarlo nella stipula del contratto, essendo limitata la possibilita’ di rappresentanza soltanto alla esecuzione del contratto concluso con il suo intervento.

La Corte ha sottolineato come, nell’approccio ermeneutico dell’articolo 1754 c.c., la giurisprudenza della Cassazione ha optato per una concezione estensiva della sua portata. Ha, infatti, ritenuto che l’imparzialita’ del mediatore – non consistendo in una generica ed astratta equidistanza dalle parti, ne’ potendo essere esclusa per il semplice fatto che il mediatore prospetti a taluna di queste la convenienza dell’affare – deve essere intesa, in concreto, come assenza di ogni vincolo di mandato, di prestazione d’opera, di preposizione institoria e di qualsiasi altro rapporto che renda riferibile al “dominus” l’attivita’ dell’intermediario. Conseguentemente nel concetto di “dipendenza” deve farsi rientrare anche qualsiasi manifestazione che comporti un “controllo societario”.

L’imparzialita’ di cui una societa’ deve essere portatrice all’atto della sua messa in relazione con soggetti terzi in qualita’ di mediatrice, secondo la Cassazione civile, va quindi esclusa nel caso in cui la societa’ formalmente mediatrice svolga un’attivita’ attraverso la quale tuteli, in concreto, gli interessi suoi propri unitamente a quelli della societa’ costruttrice-venditrice che risultino controllate al 100% da uno stesso unico socio.

Avvocato Carmela Ruggeri – Vicenza

http://www.studioruggeri.it

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