Il procedimento per decreto ingiuntivo

Il procedimento d’ingiunzione.

Avanziamo denaro da un debitore che non ci ha pagato alla scadenza concordata ? Possiamo dimostrarlo con prove scritte? Si tratta di una somma “liquida” di denaro?

Il nostro sistema giuridico ci dà la possibilità di chiedere al Tribunale competente, con ricorso, un decreto ingiuntivo, ovverosia un provvedimento con il quale il giudice ingiunge al debitore di pagare la somma richiesta, oltre alle spese per il procedimento.

L’art 633 del codice di procedura civile prevede, infatti, che “su domanda di chi è creditore di una somma liquida di denaro o di una determinata quantità di cose fungibili o di chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata, il giudice competente pronuncia ingiunzione di pagamento o di consegna“.

Il decreto ingiuntivo, una volta ottenuto, dovrà essere notificato entro 60 giorni al debitore, che avrà 40 giorni di tempo per proporre opposizione.

Il procedimento per ingiunzione può essere utilizzato da chiunque (privato, impresa, ente, ecc.) si trovi nelle condizioni richieste dalla norma. Le imprese, ad esempio, ne fanno frequente uso nel caso di mancato pagamento di forniture: l’imprenditore sulla base di fatture, documenti di trasporto, estratto autentico del registro iva vendite (con “l’avvento” della fattura elettronica non vi è uniformità di vedute, nella giurisprudenza di merito, in merito alla necessità dell’estratto autentico), può chiedere ed ottenere un decreto ingiuntivo.

L’ articolo 634 del codice di procedura civile, dopo aver indicato al primo comma che sono prove scritte le polizze e promesse unilaterali per scrittura privata e i telegrammi anche se mancanti dei requisiti prescritti dal Codice civile, al secondo comma stabilisce che “per i crediti relativi a somministrazioni di merci e denaro nonché per la prestazione di servizi fatte da imprenditori che esercitano un’attività commerciale anche a persone che non esercitano tale attività, sono altresì prove idonee gli estratti autentici delle scritture contabili di cui agli articoli 2214 ss cc., purché bollate e vidimate nelle forme di legge e regolarmente tenute , nonché gli estratti autentici delle scritture contabili prescritte dalle leggi tributarie, quando siano tenute con l’osservanza delle norme stabilite con tali scritture“.

Sulla base di un consolidato orientamento della Cassazione civile (cfr . Ordinanza 28 maggio 2019, n. 14473) le fatture commerciali sono prove idonee ai fini dell’emissione del decreto ingiuntivo, ma hanno questo valore esclusivamente nella fase monitoria del procedimento.

Le tempistiche.

La procedura per ingiunzione in Tribunale è telematica. I tempi per ottenere il provvedimento “potrebbero” essere rapidissimi. Il condizionale, tuttavia, è d’obbligo: l’art 641 cpc stabilisce infatti che “se esistono le condizioni previste dall’art. 633 il giudice deve provvedere con decreto motivato da emettere entro trenta giorni dal deposito del ricorso”; l’ordinamento mette a disposizione 30 giorni per provvedere: alcuni giudici provvedono il primo giorno utile, altri si prendono tutto il tempo previsto.

La provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo

Il creditore, in taluni casi, può chiedere al giudice che il decreto ingiuntivo sia, da subito, provvisoriamente esecutivo, vale a dire tale da dargli la possibilità, nel caso di mancato pagamento immediato di quanto gli è dovuto, di promuovere subito l’esecuzione forzata sui beni del debitore, solo previa notifica a questi di un atto di precetto, ovverosia un atto stragiudiziale con il quale lo invita a pagargli il dovuto per capitale, spese (comprese quelle per ottenere il decreto ingiuntivo) e interessi.

La provvisoria esecuzione dà al creditore non solo la possibilità di pignorare in tempi relativamente brevi gli eventuali beni del debitore ma anche, qualora il debitore sia, per esempio, titolare di beni immobili o beni mobili registrati, di iscrivere una ipoteca giudiziale sui beni di questi, rafforzando in questo modo la sua posizione creditoria. L’effetto della iscrizione ipotecaria è, infatti, quello di trasformare, una volta consolidata l’ipoteca, il creditore da semplice (o, come si dice, chirografaro) in privilegiato. Nel caso di vendita forzata del bene sul quale è stata iscritta l’ipoteca giudiziale, il creditore avrà quindi un diritto ad essere soddisfatto sul ricavato dalla vendita del bene prima dei creditori non muniti di prelazione.

Quando è possibile ottenere dal giudice la provvisoria esecuzione ?

L’articolo 642 cpc stabilisce che il giudice deve sempre concedere la provvisoria esecuzione, su istanza del ricorrente, se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale; può concederla nel caso in cui c’è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, oppure se il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore comprovante il diritto fatto valere (riconoscimento di debito).

Se il decreto ingiuntivo non è da subito provvisoriamente esecutivo, il creditore dovrà attendere che diventi definitivo per effetto della mancata opposizione. Nel caso in cui il debitore promuova opposizione (perché , per esempio, sostiene di avere pagato, oppure che la fornitura consegnatagli era viziata) si dovrà attendere che il giudice si pronunci sulla richiesta di concessione di provvisoria esecuzione, il che dovrebbe avvenire nel corso della prima udienza del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo.

La provvisoria esecuzione parziale.

Nel 2016 il D.L. n. 59/2016 ha apportato numerose novità al codice di procedura civile. Una delle modifiche introdotte riguarda la provvisoria esecuzione parziale del decreto ingiuntivo opposto.

L’art. 648, 1° comma, c.p.c., prevede che l’esecuzione provvisoria può essere concessa dal giudice (in prima udienza con ordinanza non impugnabile ovvero in un momento successivo), anche in presenza di opposizione da parte del debitore, laddove la stessa non sia “fondata su prova scritta o di pronta soluzione”. Questa norma non è stata toccata dalla riforma.

Il D.L. nr 59/2016 ha invece “ritoccato ” il comma 2 dell’art. 648 c.p.c. sostituendo la parola “concede” con l’espressione “deve concedere”. Più che introdurre una novità vera e propria, sembrerebbe che il legislatore abbia inteso rafforzare la regola della provvisoria esecuzione parziale limitatamente alle somme non contestate. Il giudice, in presenza di un decreto ingiuntivo avente ad oggetto somme contestate e somme non contestate (ad esempio Tizio chiede ed ottiene un decreto ingiuntivo per 20.000 euro nei confronti di Caio che si oppone sostenendo di averne già pagati 10.000), non ha più alcuna discrezionalità e deve concedere la provvisoria esecuzione parziale per le seconde “salvo che l’opposizione sia proposta per vizi procedurali“.

Il giudice, infine, deve in ogni caso concedere la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto se la parte che ne ha fatto richiesta offre cauzione per l’ammontare delle eventuali restituzioni, spese e danni .

Decreto ingiuntivo non opposto.

Il decreto ingiuntivo non opposto e’ assimilabile ad una sentenza di condanna passata in giudicato. Il giudicato sostanziale, conseguente alla mancata opposizione, copre non soltanto l’esistenza del credito azionato, del rapporto di cui esso e’ oggetto e del titolo su cui il credito ed il rapporto stessi si fondano, ma anche l’inesistenza di fatti impeditivi, estintivi e modificativi del rapporto e del credito precedenti al ricorso per ingiunzione e non dedotti con l’opposizione (Corte di Cassazione, ordinanza 18 luglio 2018, n. 19113)

Giudizio di opposizione.

L’opposizione a decreto ingiuntivo introduce un giudizio di cognizione ordinario diretto all’accertamento dell’esistenza del diritto di credito azionato dal creditore con il ricorso ex articoli 633 c.p.c. che devolve al giudice il potere/dovere, di decidere sulla domanda originariamente azionata con il procedimento d’ingiunzione. In tal senso si è recentemente pronunciata la Cassazione civile con ordinanza nr 15224 del 16 Luglio 2020, confermando un principio, già pacifico in giurisprudenza (C.C. sent. 7020/ 2019; C.c. sent. n. 3649/2012; C.C. Sent. n.25286/2009; C.c. sent. n. 13001/2006). Il giudizio di opposizione non e’ dunque un’impugnazione del decreto rivolta a farne valere vizi oppure originarie ragioni di invalidita’; il giudice, pertanto, anche se ha accertato la mancanza delle condizioni richieste dagli artt. 633 e ss. c.p.c., deve pronunciarsi sul merito del diritto fatto valere dal creditore, tenuto conto degli elementi probatori emersi nel corso del giudizio.

Nel giudizio di opposizione all’ingiunzione (come in ogni altro giudizio di cognizione) le fatture, in quanto documenti formati dalla stessa parte che se ne avvale, non integrano di per sé la piena prova del credito in esse indicato, né comportano l’inversione dell’onere della prova in caso di contestazione sull’an o sul quantum del credito vantato in giudizio.

Opposizione e onere di promuovere la procedura di mediazione.

Nelle controversie soggette a mediazione obbligatoria ai sensi dell’art. 5, comma 1-bis, del d.lgs. n. 28 del 2010, i cui giudizi vengano introdotti con un decreto ingiuntivo, una volta instaurato il relativo giudizio di opposizione e decise le istanze di concessione o sospensione del decreto, l’onere di promuovere la procedura di mediazione è a carico della parte opposta; ne consegue che, nel caso in cui essa non si attivi, alla pronuncia di improcedibilità di cui al citato comma 1-bis conseguirà la revoca del decreto ingiuntivo. La Cassazione a SS.UU. con la recente sentenza nr 19596 del 18.09.2020 si è pronunciata affermando il principio suesposto.

Opposizione e domanda riconvenzionale.

Il convenuto nel giudizio di opposizione può proporre domanda riconvenzionale, a fondamento della quale può anche dedurre un titolo non strettamente dipendente da quello posto a fondamento dell’ingiunzione. Ciò è possibile, nel caso in cui non si verifichi lo spostamento della competenza e sia pur sempre ravvisabile un collegamento obiettivo tra il titolo fatto valere con l’ingiunzione e la domanda riconvenzionale, tale da rendere opportuna la celebrazione del “simultaneus processus”(Cfr. C.C. nr 6091 del 4 Marzo 2020)

Avvocato Carmela Ruggeri

http://www.studioruggeri.it

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